Cos’è la diastasi addominale? Ecco una guida completa per riconoscere i sintomi e capire come curarla. Abbiamo raccolto le domande dalla nostra pratica clinica (praticamente tutte le pazienti arrivano con un lungo elenco di questioni) e visitando i principali forum e siti internazionali che si occupano di diastasi dei retti.
Diastasi addominale: cos’è?
Si definisce diastasi dei retti (o diastasi addominale) la separazione dei muscoli retti dell’addome. I muscoli retti sono due lunghi muscoli tesi tra le coste, lo sterno ed il pube, che attraversano l’addome per tutta la sua lunghezza affiancati tra loro e separati da un tendine stretto e spesso, la linea alba. Quando questo tendine si assottiglia ed allarga i muscoli retti si separano e si determina la diastasi.
Chi soffre di diastasi dei retti? Qual è la sua frequenza?
La diastasi dei retti colpisce principalmente le donne dopo le gravidanze (ne è affetto almeno 1/3 delle donne, ma probabilmente si tratta di stime al ribasso), associandosi in pressoché tutti i casi ad una o più ernie della linea alba; può però essere presente anche negli sportivi, negli uomini in sovrappeso ed in generale in chi sottopone la parete addominale, per qualsiasi motivo, a sforzi intensi. Anche l’invecchiamento è un fattore di rischio per la comparsa di diastasi dei retti
Diastasi addominale: come riconoscerla?
La prima persona che riconosce la diastasi dei retti è la paziente stessa, notando che il suo addome ha cambiato forma, tende a gonfiarsi nell’arco della giornata e in seguito a certi movimenti presenta una specie di “pinna” sulla linea media. A questo punto spesso la paziente si “perde” tra consulti medici inconcludenti (“non è niente”, “è solo un fatto estetico”, “cosa vuoi, hai partorito”) ed esami strumentali inutili (ad esempio l’ecografia: salvo rari casi, ben identificati dallo specialista, la diagnosi e l’indicazione del trattamento si basano sull’esame clinico). Quindi, il primo passo da fare dopo che alla paziente è venuto il sospetto di avere una diastasi dei retti è rivolgersi a un Chirurgo specialista nel suo trattamento.
Diastasi addominale: sintomi
I sintomi principali della diastasi comprendono lombalgia, incontinenza urinaria da sforzo (nelle donne), rallentamento del transito intestinale, reflusso gastroesofageo, disturbi respiratori, alterazioni della postura, dolori alle articolazioni del bacino e degli arti inferiori, difficoltà o incapacità a compiere alcuni movimenti (come piegarsi, accovacciarsi ecc.), sensazione di movimenti fetali.
Diastasi addominale e esercizio fisico
L’esercizio fisico peggiora la diastasi? In molti casi sì: la normale attività di palestra tende a far aumentare la distanza tra i muscoli retti, peggiorando la diastasi. Vi sono tuttavia delle discipline, come lo yoga (ma non tutte le figure), e dei percorsi fisioterapeutici che consentono di rinforzare il core addominale senza peggiorare la diastasi dei retti. Crunch, plank, flessioni ed esercizi simili peggiorano drasticamente la diastasi.

Fisioterapia per diastasi addominale
Come detto prima, alcuni precisi e molto specialistici esercizi fisioterapici contribuiscono in maniera importante a rinforzare il core addominale – tanto che nel nostro protocollo multidisciplinare di trattamento della diastasi, il lavoro del fisioterapista è di importanza cruciale sia prima che dopo l’intervento chirurgico – tuttavia la sola fisioterapia non può riparare le fibre connettivali danneggiate della linea alba: quindi non è possibile curare radicalmente la diastasi con la fisioterapia. La fisioterapia ha comunque un ruolo terapeutico quando esiste una separazione tra i muscoli retti non così ampia da configurare una diastasi dei retti (ossia minore di 2,5 cm).
Diastasi addominale e cesareo
Il parto cesareo è un fattore di rischio, ma non la causa della diastasi dei retti. Possiamo affermare che la diastasi sia determinata da fattori genetici, come la produzione di un collagene “sbagliato”, e fisiologici, come la dilatazione della cavità addominale che avviene durante la gravidanza. Il parto cesareo peggiora la situazione provocando un indebolimento della parete addominale.
Diastasi addominale e ernia
Almeno il 98% delle donne con diastasi dei retti ha anche un’ernia addominale, in particolare un’ernia ombelicale o – più raramente – un’ernia epigastrica. Anche in questo caso la diagnosi deve essere affidata allo Specialista e sarà quasi sempre clinica, non ecografica.
Diastasi addominale: è utile una fascia addominale?
Usare una fascia addominale per brevi periodi di tempo aiuta ad alleviare i sintomi della diastasi dei retti; tuttavia nessun bendaggio addominale, ivi comprese tecniche come la Tupler, può essere considerato curativo per la diastasi: l’unico risultato che si ottiene indossando per periodi prolungati delle fasce o dei bendaggi addominali è indebolire ulteriormente la muscolatura della parete addominale.
Diastasi addominale e mal di schiena
La diastasi addominale provoca una profonda alterazione del core addominale, ed è causa ben riconosciuta di lombalgia (si veda questo articolo); l’80% dei pazienti che si sottopone ad intervento chirurgico per diastasi dei retti ad un mese dalla chirurgia non soffre più di mal di schiena. Questo è uno dei tanti motivi per cui l’intervento per diastasi è da considerarsi funzionale, non estetico.
Diastasi addominale e incontinenza urinaria
Vale la stessa risposta data nel punto precedente (si veda questo articolo)
Diastasi dei retti e reflusso
Vale la stessa risposta data nel punto precedente
Laparoscopia per diastasi addominale: si può fare anche in presenza di un eccesso di pelle?
Come già detto, l’intervento per diastasi dei retti è funzionale, non estetico: la diastasi è una patologia del core addominale e viene curata in maniera radicale dall’intervento chirurgico (tanto che la qualità della vita delle pazienti operate migliora drasticamente dopo la chirurgia). il trattamento di un eventuale eccesso cutaneo attiene ai desideri estetici della paziente, e in molti casi può essere trattato in laparoscopia con la tattica MILA.
Diastasi addominale e liposuzione
Come accennato nel punto precedente, vi sono pazienti che insieme alla diastasi dei retti presentano adiposità addominali localizzate o diffuse e una cute anelastica, con smagliature ed in eccesso. Premesso che i grembiuli adiposi possono essere trattati solo con l’addominoplastica, molte pazienti con adiposità addominali associate a lassità cutanea possono essere trattate per via minimamente invasiva con la tattica MILA, che prevede l’associazione della chirurgia laparoscopica REPA con la lipoemulsione sottocutanea (LESC o VASER) e l’uso del Renuvion. La lipoemulsione sottocutanea consente di sciogliere il grasso sottocutaneo attraverso l’uso di sottili cannule che emettono ultrasuoni; gli stessi ultrasuoni provocano un “tightening” (restringimento) della pelle. La contrazione cutanea è quindi migliorata con il Renuvion, uno strumento chirurgico estremamente sofisticato che usa il plasma di argon. Il risultato finale è quello di una addominoplastica.
Intervento chirurgico per diastasi addominale: quale anestesia?
La diastasi dei retti viene generalmente operata in anestesia generale, anche se quando si usano le tecniche laparoscopiche, in particolari condizioni, può essere effettuato un particolare tipo di anestesia spinale (il “blocco toracico”) che permette di evitare l’intubazione della paziente.
Una volta curata, la diastasi si può ripresentare?
Se curata solo con metodiche fisioterapiche, una diastasi dei retti vera (ossia con separazione dei muscoli di 2,5 o più cm) è destinata a ripresentarsi pressoché tutti i casi dopo l’interruzione della fisioterapia. Per quanto riguarda i casi sottoposti ad intervento chirurgico, dipende dalla chirurgia effettuata e dall’esperienza del chirurgo negli interventi specifici per questa patologia. Nella letteratura medica internazionale è riportata una recidiva fino al 40% della diastasi se trattata con addominoplastica. Nel caso della REPA (tecnica che gli autori anglosassoni chiamano SCOLA), invece, le recidive a 5 anni dall’intervento sono di circa lo 0,8%. La differenza è dovuta principalmente all’utilizzo di una rete, che nella REPA viene usata in tutti i casi mentre nell’addominoplastica no. Non sono noti i dati di recidiva con altre tecniche chirurgiche mininvasive (tecniche robotiche, laparoscopiche ecc.).
Gravidanza dopo intervento per diastasi addominale
È una domanda spesso posta dalle pazienti (“cosa succede se resto incinta dopo l’intervento?”), la cui risposta però non è confortata dalla presenza di dati clinici consolidati. Alle pazienti viene sempre detto che è necessario che il loro desiderio di gravidanze si sia esaurito prima di sottoporsi all’intervento per diastasi. I rischi principali sono la recidiva della diastasi e la possibile comparsa di dolore addominale durante la gravidanza. In maniera del tutto empirica, sappiamo che le (poche) pazienti sottoposte a REPA che hanno avuto una gravidanza dopo l’intervento l’hanno portata a termine senza evidenti recidive della diastasi; ma, ripeto, si tratta di osservazioni occasionali, che non hanno e non possono avere la dignità di dati scientifici.



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