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Pancia gonfia… quando la Natura prevale sul Chirurgo

Pancia gonfia dopo l’intervento per diastasi dei retti… un incubo per le pazienti, un dispiacere per il quale nulla può il chirurgo.

Ma perché dopo l’intervento per diastasi dovrebbe restare la pancia gonfia? Per un errore chirurgico? Per inadeguatezza della tecnica?

La risposta in entrambi i casi è no (ma pensarlo è umano): la causa è da cercare nella stessa fisiopatologia della diastasi.

Nella diastasi dei retti, come è noto, i muscoli addominali, e in particolare i muscoli retti dell’addome, lavorano secondo vettori di contrazione alterati, e a volte non lavorano proprio. Ciò provoca inevitabilmente quello che succede sempre quando un muscolo non lavora: le fibre muscolari degenerano, possono essere sostituite ad esempio da tessuto adiposo (che ovviamente non ha nessuna capacità di contrazione) e diminuisce l’innervazione da parte delle fibre nervose. E’ come se una parte del muscolo fosse morta, o comunque in coma profondo.

L’intervento per diastasi (la R.E.P.A. come qualsiasi altro intervento) ricostruisce la geometria dei vettori di contrazione del muscolo: ma lì si ferma; se il muscolo non c’è, o se c’è ma ha perso la capacità di contrarsi, non c’è niente da fare.

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Se il muscolo non si contrae, non ha tono: per cui la capacità del torchio addominale diminuisce, e se la paziente ha problemi di meteorismo (che può essere anche, ma non solo, dovuto alla diastasi) ecco che compare il fenomeno della pancia gonfia.

E di come si contraggono i muscoli noi ci rendiamo bene conto in sala operatoria.

Nel video che segue, potrete gustarvi una delle parti finali dell’intervento di R.E.P.A. (Riparazione Endoscopica Pre Aponeurotica della diastasi dei retti). Dopo aver riallineato i muscoli alla linea media della parete addominale, noi controlliamo sempre che il lavoro sia stato fatto bene: per farlo, stimoliamo la contrazione muscolare con delle piccole scariche elettriche somministrate con il crochet, uno degli strumenti più importanti della chirurgia endoscopica. Se il muscolo c’è, si contrae vigorosamente; altrimenti, si contrae molto poco o per niente. Il riallineamento è stato eseguito correttamente, la diastasi è chiusa ma, ahimè, i muscoli, sfibrati da anni di patologia, non rispondono più. Nel caso del video, i muscoli della parte inferiore della parete si contraggono ancora, anche se poco; in altri casi, nonostante le stimolazioni elettriche non si osserva nessuna contrazione muscolare.

Queste pazienti devono attendersi inevitabilmente la comparsa (o ri-comparsa, visto che è una delle caratteristiche della diastasi…) di una pancia gonfia nel postoperatorio?

Certo che no. Il senso della fisioterapia postchirurgica (che noi per primi abbiamo introdotto, indicando alle nostre pazienti l’esecuzione di cicli di ginnastica ipopressiva sotto la guida di un fisoterapista esperto) è proprio quello di cercare di rianimare i muscoli “spenti”. La ginnastica ipopressiva, un particolare tipo di ginnastica propiocettiva purtroppo quasi sconosciuto in Italia, se eseguita sotto il costante controllo di un fisioterapista che sappia di cosa si sta parlando, è straordinaria (ma non miracolosa, ovviamente… si arriva fin dove la Natura permette che si arrivi!) nel ridare al muscolo la capacità di contrarsi ed al paziente la consapevolezza di avere quel muscolo. Ma necessita di impegno ed adeguata applicazione da parte dei pazienti.

In conclusione, la sinergia tra chirurgia e fisioterapia è cruciale nel trattamento, davvero multidisciplinare, della diastasi dei retti. Ma, come si vede, ci sono molte variabili postoperatorie: non ultime, la capacità del fisioterapista e l’applicazione delle pazienti, entrambe fondamentali se davvero si desidera evitare lo spiacevole fenomeno della pancia gonfia.

1 commento su “Pancia gonfia… quando la Natura prevale sul Chirurgo”

  1. BUONASERA,
    sono un atleta semi-professionista di nuoto di fondo in acque libere con oltre 45 anni di attivita’ agonistica ( 6 allenamenti a settimana). Ho subito un primo intervento di chiusura della diastasi nel 2017 con risultati nell’immediatezza ottimi , vanificati dal fatto che dopo neanche 25 giorni sono tornato a gareggiare. Deciso a fare un secondo intervento ho fatto una TAC della parete addominale che evidenziava una diastasi di 5 cm. Operato per la 2^ volta il 29 marzo a ROMA ( dopo una affannosa ricerca di un professionista qualificato) la situazione e’ rimasta piu’ o meno la stessa. Sono intenzionato ad eseguire ALMENO altra TAC della parete addominale e una indagine quanto più accurata possibile della parte interna dello stomaco e dell’intestino magari con l’uso di videocapsula e poi decidere di conseguenza.
    io non mi riconosco in questo corpo.
    Sono alto 177 cm X 70 kg
    Vi sarei immensamente grato di un vostro consiglio.
    Grazie
    Grati Distinti Saluti
    Antonello Asmone

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