Diastasi dei retti: intervento senza cicatrici

Negli ultimi anni, sempre più pazienti cercano soluzioni chirurgiche per correggere la diastasi dei retti o migliorare l’aspetto dell’addome senza dover affrontare cicatrici evidenti. Se l’addominoplastica tradizionale comporta una lunga incisione visibile sull’addome (spesso da fianco a fianco, sopra il pube), le tecniche moderne e mininvasive permettono di ottenere risultati eccellenti con incisioni minime e strategicamente nascoste. È il caso della REPA, una tecnica che si distingue proprio perché non lascia cicatrici visibili sull’addome, garantendo sia una riparazione efficace della parete muscolare che un eccellente risultato estetico, e della cosiddetta “tattica MILA”, la vera grande novità degli ultimi anni nella chirurgia delle sequenze post-gravidiche dell’addome. Ma scopriamo nel dettaglio perché queste tecniche garantiscono risultati migliori rispetto all’addominoplastica tradizionale.

La chirurgia come unica soluzione definitiva per la diastasi addominale

La diastasi dei retti, o diastasi addominale, rappresenta una vera patologia della parete addominale che influisce profondamente sia sulla sua funzione che sulla funzione dei muscoli della schiena e del pavimento pelvico. Possiamo definirla anche una “patologia della maternità”, visto che si presenta in circa un terzo delle donne dopo il parto ed aumenta di frequenza nelle pazienti che hanno avuto più di una gravidanza od uno o più parti cesarei. La prima, più evidente manifestazione della diastasi dei retti ha più un carattere estetico che patologico: l’addome tende a gonfiarsi, come se le pazienti fossero ancora incinta, e compare la tipica “pinna” o, meno frequentemente, una “spaccatura” (o “ab-crack”) della parete addominale.

diastasi dei retti, diastasi addominale, REPA, MILA, Cuccomarino


Le altre manifestazioni della diastasi addominale sono ben più invalidanti, e compromettono gravemente la qualità della vita delle pazienti: lombalgia che non passa con l’assunzione di farmaci, comparsa di incontinenza urinaria da sforzo, difficoltà digestive, dolore addominale, instabilità del pavimento pelvico, reflusso gastroesofageo, difficoltà respiratorie e motorie del tronco fino, nei casi più gravi, alla comparsa di incontinenza fecale.
Anche gli uomini possono soffrire di diastasi dei retti, la quale si presenta in questi casi con la tipica “pinna”, gonfiore addominale e mal di schiena ed è più frequente nei pazienti in sovrappeso, con l’avanzare dell’età od in chi effettua attività fisico-sportive particolarmente intense.
L’unica soluzione definitiva per la diastasi addominale è la chirurgia: le tecniche fisioterapiche, infatti, possono contribuire a rinforzare il tono dei muscoli della parete addominale e sono di fondamentale importanza nel recupero postoperatorio, ma da sole non sono di alcuna utilità nella cura di questa patologia.

Il limite dell’addominoplastica tradizionale

Per molti anni, l’addominoplastica tradizionale è stata considerata l’unica soluzione chirurgica per correggere i difetti della parete addominale, come la diastasi dei retti, e rimuovere l’eccesso di pelle e grasso. Tuttavia, questa tecnica – pur essendo ancora indicata in alcuni casi selezionati – presenta oggi limiti significativi, sia dal punto di vista estetico che funzionale.

Il primo grande limite riguarda le cicatrici: l’addominoplastica comporta un’incisione ampia, visibile, che attraversa l’addome da fianco a fianco, spesso accompagnata da una cicatrice verticale per un corretto riposizionamento dell’ombelico. Anche nei casi più riusciti, si tratta comunque di esiti cicatriziali permanenti, difficili da accettare per molti pazienti.

In secondo luogo, l’addominoplastica non prevede l’uso sistematico di reti per rinforzare la parete addominale. Questo fa sì che, nel trattamento della diastasi, il rischio di recidiva sia molto elevato: fino al 40% dei casi, in assenza di rinforzo protesico, vedono il problema ripresentarsi nel tempo.

Infine, anche se le complicanze sono rare, non sono da sottovalutare: necrosi dell’ombelico, sofferenza dei lembi cutanei e problemi di cicatrizzazione sono eventi possibili che rendono il decorso post-operatorio più complesso. Per questi motivi, l’addominoplastica oggi non rappresenta più la prima scelta nel trattamento della diastasi addominale. È riservata solo a pazienti con un importante eccesso cutaneo o adiposo, dove la rimozione del “grembiule” addominale è prioritaria.

La REPA: chirurgia mininvasiva senza cicatrici visibili

Le tecniche chirurgiche laparo-edoscopiche hanno segnato una autentica rivoluzione nel trattamento della diastasi addominale dal momento che sono caratterizzate da una riparazione molto più stabile della parete grazie all’uso di ampie e leggerissime reti, un recupero molto più rapido, meno dolore postoperatorio e la ridottissima incidenza di complicanze, lasciando dei reliquati cicatriziali minimi.

Di queste tecniche la REPA (Riparazione Endoscopica Pre Aponeurotica) è considerata la soluzione più efficace e meno invasiva per correggere la separazione dei muscoli addominali, con risultati funzionali ed estetici straordinari.

A differenza dell’addominoplastica tradizionale, la REPA non richiede grandi incisioni sull’addome. L’intervento viene eseguito attraverso tre piccolissimi accessi, posizionati appena sopra il pube, sotto la linea dello slip (la cosiddetta “linea del sole”). Questi microtagli, una volta guariti, risultano praticamente invisibili, permettendo ai pazienti di tornare a indossare tranquillamente costumi o indumenti a vita bassa, senza alcuna cicatrice visibile sull’addome.

Dal punto di vista tecnico, la REPA consente di riportare i muscoli retti nella loro posizione naturale e di rinforzare stabilmente la parete addominale grazie all’inserimento di una rete ultraleggera che ricopre l’intera area interessata. Il risultato è duplice: una parete addominale funzionalmente stabile e un addome visivamente piatto e armonico.

Ma ciò che rende davvero speciale questa tecnica è l’efficacia a lungo termine: le recidive sono inferiori all’1%, un dato che testimonia l’affidabilità della REPA rispetto ad altre soluzioni. In sintesi, la REPA unisce tutti i vantaggi che i pazienti cercano oggi in un intervento per la diastasi: nessuna cicatrice visibile, minimo dolore post-operatorio, recupero rapido e risultati estetici di altissimo livello.

I risultati estetici parlano da soli

Uno dei motivi per cui la REPA sta guadagnando sempre più popolarità – soprattutto tra chi cerca un intervento per la diastasi che non lasci cicatrici visibili – è l’eccellente risultato estetico finale. Non solo il profilo addominale torna piatto, simmetrico e compatto, ma anche l’assenza di cicatrici sull’addome rende il cambiamento ancora più impressionante.

Molte pazienti, dopo l’intervento, raccontano di sentirsi finalmente a proprio agio nel proprio corpo, di poter tornare a indossare abiti aderenti, costumi da bagno, o semplicemente guardarsi allo specchio con soddisfazione. Ed è proprio da queste testimonianze che nasce il cosiddetto “album delle meraviglie”: una raccolta di fotografie inviate spontaneamente dalle pazienti stesse, senza ritocchi, senza filtri, che documentano i risultati raggiunti grazie alla REPA.

Le immagini parlano da sole: addomi piatti, pance rilassate che ritrovano tono e definizione, e soprattutto nessuna cicatrice a segnare il percorso. Per molte donne, questo significa non solo risolvere un problema fisico, ma anche ritrovare fiducia in sé stesse dopo anni di disagio.

L’opinione dei pazienti è più importante della nostra: ecco cosa pensa di noi e della REPA chi ci ha conosciuto.

Quando si sceglie una chirurgia per la diastasi, non è solo questione di salute: è anche una questione di identità, di libertà e di benessere. La REPA, da questo punto di vista, rappresenta una risposta moderna e rispettosa del corpo, sia dal punto di vista medico che estetico.

Sono stato il primo ad eseguire in Europa, nel 2017, la REPA, e oggi, con oltre 500 pazienti operati, ho la più grande casistica mondiale di questa chirurgia, oltre ad aver contribuito con numerosi studi e pubblicazioni scientifiche al suo sviluppo.

La tattica MILA: la vera grande novità degli ultimi anni

I risultati della REPA nel rimodellamento del profilo addominale possono essere ulteriormente migliorati con la cosiddetta “tattica MILA”. Selezionando correttamente i pazienti, siamo in grado di trattare per via mininvasiva anche gli accumuli adiposi sottocutanei e le lassità della pelle, grazie all’uso di dispositivi come la VASER per la lipoemulsione ultrasonica e il J-Plasma Renuvion per lo skin tightening.

Con solo tre piccole incisioni (due da 3 mm, grazie all’uso di strumenti minilaparoscopici, ed una da 10 mm) sovrapubiche e una quarta microincisione all’interno dell’ombelico, in una posizione pressoché invisibile, oggi è possibile correggere la diastasi e rimodellare “in 3D” l’addome, ottenendo risultati che parlano da soli e garantendo alla paziente un risultato estetico straordinario.

Sono stato il primo a eseguire la MILA in Europa, nel maggio 2022, e attualmente, con 126 pazienti operati, ho la più ampia casistica europea.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Prenota
una visita

Dr. Salvatore
Cuccomarino

Dottor Salvatore Cuccomarino

La mia specializzazione è la chirurgia
minimamente invasiva della diastasi dei retti.

Articoli correlati

Contattami

Sono qui per rispondere con chiarezza, senza pressioni.

Puoi scrivermi direttamente una e-mail, compilare il form per avere informazioni, leggere le risposte ai dubbi più frequenti per capire se il percorso può essere adatto a te; oppure Prenotare una visita.

Salvatore Cuccomarino - MioDottore.it

COMPILA IL FORM

.

14 + 4 =